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“Vorrei lavorare in un posto che mi permetta di realizzarmi e di dare un contributo positivo al mondo che ho intorno.” “Il mio sogno? Diventare una giornalista!”

La creazione di Perugia Beyond 2019 ci permette di riproporre l’intervista a Valentina Parasecolo realizzata da Valentina Reali e Carmen Paciotti all’interno del progetto editoriale Let’s go (Students) to 2019,  il giornale realizzato dai ragazzi delle scuole superiori del Comune di Perugia con il supporto e il coordinamento della Fondazione Perugiassisi 2019. Valentina, giovane e talentuosa giornalista umbra ha recentemente conquistato il suo ennesimo successo aggiudicandosi il primo posto nel premio “Generazione Reporter – I pungi in tasca” indetto e promosso dall’Associazione Servizio Pubblico. “Con i piedi per terra” è il titolo del suo reportage dedicato ai giovani che riscoprono l’agricoltura.

Valentina Parasecolo, 28 anni, originaria di Todi è una giovane giornalista umbra.  È cofondatrice  di un blog d’informazione, Il Bureau, che lei stessa definisce di nicchia. raccontandoci che già il nome crea difficoltà a molti (“Come si pronuncia? Come si scrive?”). Una ragazza come tante: frequentato il liceo classico Jacopone da Todi, ha continuato i suoi studi alla triennale e alla specialistica in Scienze politiche qui a Perugia. Durante il biennio ha frequentato l’Università di Grand Valley in Michigan. Poi è entrata alla Scuola di giornalismo di Perugia e ha  frequentato una sessione estiva a Berkeley in California. Ha fatto sette stage e vinto tre borse e quattro premi giornalistici. Diverse sono state le collaborazioni con giornali e portali come Umbria City; ha inoltre lavorato all’ufficio stampa italiano per il Parlamento europeo grazie alla borsa di studio Schuman . “Esperienza questa -ci confida Valentina – che ha rafforzato la mia conoscenza dell’Unione europea, aspetto fondamentale per chi vuole fare il giornalista oggi.” Oggi è impegnata in un progetto con una grande società americana leader nelle comunicazioni e nel digitale.

Valentina raccontaci come hai scelto di diventare giornalista? L’idea mi era già venuta durante il liceo ma non trovai occasioni per collaborare con alcuna testata. Dopo il liceo scelsi una facoltà scientifica, ma dopo poco capii che era meglio avere il coraggio delle proprie ambizioni. A quel punto per diventare giornalista mi serviva un contratto di praticantato che nessun giornale mi avrebbe fatto: l’unico modo era entrare in una scuola di giornalismo (la cui frequentazione vale da praticantato, ndr).  Così, dopo essermi laureata in Scienze politiche – la scelta più adatta per prepararmi  alla prova d’ingresso –  tentai  le selezioni della scuola di Perugia, che mi accettò. Dopo due anni ero professionista.

Non sarà stato un percorso rose e fiori: Quali difficoltà hai incontrato? Le difficoltà sono quelle tipiche di ogni settore in trasformazione: da quando mi sono detta “voglio fare la giornalista”, quel mondo è entrato in una fase di profondo cambiamento all’interno di un sistema economico in crisi.  Per fortuna, in questi anni, ho sempre potuto contare sul sostegno, sia morale che economico, dei miei genitori. Altrettanto fondamentale è stato il supporto dei miei amici: in ogni mia idea c’è la tendenza a coinvolgerli. La cooperazione è una qualità che, fortunatamente, la nostra generazione sta riscoprendo.

Cosa puoi dirci riguardo alla tua esperienza alla scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia:  è una scelta che consiglieresti a chi sogna di intraprendere questa carriera? La Scuola di giornalismo è stata un’esperienza importantissima per la mia formazione professionale. Conosco le polemiche e credo ci sia anche un po’ troppa retorica sul fatto che “giornalisti si diventa consumando le suole delle scarpe”.  Ritengo che l’Italia debba adeguarsi agli standard di tanti altri Paesi come gli Stati Uniti. Lì si diventa giornalista a partire dalle Università e dai master dedicati. Non si ha paura della formazione. Del resto a scuola non si sta solo in aula a perfezionare la conoscenza della storia, del diritto e dell’etica professionale. Si fa la normale attività di redazione e si impara a conoscere e usare gli strumenti legati alla tv, la radio, il web. Tutti aspetti sempre più indispensabili per un giornalista.

Vivere a Perugia che opportunità può offrire ad un aspirante giornalista? Innanzitutto la  Scuola di giornalismo di Perugia, un vero gioiello in Italia per questo tipo di formazione. Inoltre, negli ultimi anni, accanto alle testate cartacee locali, sono fioriti esperimenti online di qualità, come Umbria24: credo rappresentino palestre molto interessanti per gli aspiranti giornalisti. Poi Perugia dà opportunità in quanto fonte di notizie: in una città simile, così piena di contrasti e fermento, le occasioni ghiotte per misurarsi con storie da raccontare non mancano.

Da “addetta ai lavori”, qual è il tuo parere sull’immagine negativa che si è venuta a creare della città negli ultimi tempi: quanto c’è di vero e quanto, invece, è opera dei media? Su questa questione pesa una fitta rete di fattori variegati: dall’omicidio Meredith in poi su Perugia è calata una cattiva fama per vicende di sangue che avevano motivazioni di varia natura. I media in parte hanno inciso con analisi, non sempre all’altezza della complessità dei fatti, che prestavano il fianco a spiegazioni univoche (“colpa degli immigrati”, “colpa degli studenti”, “colpa dell’amministrazione”, “colpa dello Stato”, “colpa della crisi”, ecc.). Da giornalista dico che la concentrazione di fatti di cronaca nera a Perugia, negli ultimi anni, è anomala. Non si può non raccontarli e il rischio di enfasi e sottolineature è quasi inevitabile. Da cittadina, aggiungo che è un peccato che la violenza finisca con il dominare le cronache di una città che nei fatti è piuttosto vivace.

In generale, cosa ne pensi della situazione del giornalismo italiano? Credo che ci siano troppi editori impuri (impegnati, cioè anche in altre attività imprenditoriali) e troppi pochi disposti a investire massicciamente su nuovi strumenti di fruizione delle notizie.

Quando nasce il progetto del Bureau?
Il Bureau nasce quasi due anni fa, a Perugia, a casa, dopo cena, insieme a Giulio Mencaroni, mio amico ed eccellente graphic designer. Volevamo creare un luogo virtuale che mettesse insieme scritti e opere grafiche di alcune persone che riteniamo particolarmente valide.

Una delle peculiarità del vostro blog è la varietà dei contenuti (dai classici post ai video satirici passando per le infografiche animate): è questa  la nuova frontiera della comunicazione?
La multimedialità e la differenziazione dei contenuti è una delle strade possibili del giornalismo oggi. Purtroppo è difficile prevedere quali evoluzioni ci saranno, è un momento di grande sperimentazione.

In che modo è legato al progetto del collettivo Hello, Savants! ?
Hello, Savants! è un gruppo di straordinari creativi italiani (in maggioranza perugini) che vivono ad Amsterdam. Il loro studio è un crocevia di artisti e programmatori da tutto il mondo che disegnano, animano, inventano, costruiscono. Andrea Staiano, motion designer di Hello, Savants!, nonché mio fidanzato, collabora anche con Il Bureau nella creazione delle video-pillole satiriche e dei video didattici. Il collettivo ci supporta nel sound design dei video (Cristiano Nicolini) e, come nel caso del test politico, nella programmazione (Ubi de Feo, che abbiamo intervistato anche noi di Perugia Beyond 2019, ndr).

Pensi che, in qualche modo, questo esperimento possa rappresentare il nuovo modello di redazione?
Sì, ma il problema è la sostenibilità. Redazioni che includono professionalità di alto profilo (come quella di un motion designer) sono costose.

Qual è il tuo ABC per diventare un buon giornalista?

Occorre studiare materie che servono a comprendere l’attualità e/o materie su cui ci si intende specializzare (tra i giornalisti esistono, ad esempio, anche magnifici divulgatori scientifici). Serve, inoltre, il coraggio di proporsi, accettare i no e superarli. Le qualità necessarie forse sono la curiosità, la tenacia, l’onestà.

Il giornalista è, da sempre, una figura in evoluzione: chi sarà, secondo te, il giornalista del XXI secolo?                   Per dirla come i greci, “polytropos”. Presto alcune figure di tecnici che da sempre affiancano i giornalisti spariranno. Funzioni come quella dell’operatore passeranno ai giornalisti stessi. Questi saranno professionisti ingegnosi e multiformi, capaci di usare più strumenti su più piattaforme.

@Valentina Reali – Carmen Paciotti

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